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 2010  2009
INTERVISTA A NICCOLO’ FABI
di Andrea Caovini
Foto di Valenina GentileNiccolo’ Fabi, classe 1968, nato a Roma. Tour in corso d’opera che in inverno lo porta anche nei club minori, a stretto contatto col pubblico, ed oggi è una di quelle date. Sono le 18.30 di Sabato 20 Febbraio,
La Cantinaccia (Lt) è in fermento per i preparativi della serata, i fonici sono al lavoro e tutto è pronto per le prove. Viene informato della mia volontà di fargli qualche domanda dall’art director del locale e senza porre alcuna questione si avvicina, mi tende la mano e mi dice che a fine sound-check non avrà problemi a fare due chiacchiere. Ordino la prima birra.

…UN GIORNO A GIULIANELLO…
(ovvero come chiarirsi qualche idea in un quarto d’ora)

IO - Figlio d’arte, in quanto tuo padre è stato produttore di diversi gruppi musicali e notissimi cantanti tra cui PFM, Battisti, e possiamo fermarci qua per specificarne il calibro, questo per chiederti come prima domanda: in che ambiente musicale sei cresciuto?

NICCOLO’ - Il fatto di avere un padre che faceva musica è evidente che è un’opportunità in più per ascoltare tante cose che bambini di 6-7 anni è difficile che ascoltino. Ma non solo la musica intesa come dischi che suonavano dentro casa, anzi… Anche musicisti da andare a sentire in studio o ai concerti, quindi la possibilità di familiarizzare con il mondo musicale da tutte le sue angolazioni. L’opportunità di stare accanto ad un mixer di palco durante un’esecuzione ti da una cognizione di cos’è un concerto completamente diversa da quando lo vedi da fuori, come anche da quando sei tu a suonare del resto, così come entrare in uno studio di registrazione e stare lì seduto su un divano ad ascoltare discorsi e racconti sulla musica, tutto ciò cambia non poco i punti di vista. Tra l’altro negli anni settanta ancora c’era una libertà musicale enorme, non c’erano problematiche di radiofonia, il grande business non si era ancora impadronito della musica e la lasciava fare, c’era una temperie culturale molto diversa, libertà e impegno sociale erano caratteristici di tutto il periodo storico, in più come forma d’arte è evidente che oltre trent’anni fa era stato scritto molto meno, quindi non c’erano così tante possibilità di ripetitività come oggi.

IO - Per quanto riguarda la musica intesa come melodie e motivi è ovvio che la questione della ripetitività sia ormai pressante, ma tu hai sempre avuto un’attenzione particolare per i testi che ti allontana un po’ da quel problema, no?

NICCOLO’ - Quest’attenzione ai testi è nata comunque molto dopo per me, almeno verso i 25 anni, visto che i miei esordi sono stati come musicista, addirittura ho cominciato con la batteria, solo dopo un percorso musicale abbastanza lungo mi sono ritrovato a riporre attenzione nelle parole, quindi mi sono introdotto nella dimensione di autore, perché tra l’altro i primi pezzi che scrivevo erano per le band con cui suonavo e quindi venivano cantati da altri, poi i temi personali che trattavo mi hanno portato all’esigenza fisiologica di esserne io l’interprete, quindi mi sono scoperto anche come cantante e quello è stato l’ultimo passo, ma è stata una conseguenza naturale.

IO - Sei maturato nel panorama romano degli anni 90, dove io, poco più che ragazzino, ho avuto l’impressione che stesse nascendo un movimento musicale similare a quello di trent’anni più anziano del Folk Studio. Tu, Gazzè, Silvestri, Conidi, vedervi collaborare, contaminarvi… Era sbagliata la mia impressione?

NICCOLO’ - Beh, diciamo che ciò che è accaduto intorno a quel posto che si chiamava Il Locale (locale live di Roma, dietro piazza Navona - nda) è stato per certi versi equivalente a ciò che aveva scaturito poi l’esigenza del Folk Studio. Noi però eravamo tutti musicisti da band più che cantautori che leggevano testi su note di chitarra, il Folk Studio era per cantautori nel senso stretto del termine, invece al Locale si suonava con band, poi come tutte le esperienze di quel tipo ha avuto una durata limitata. Del resto il Locale come genesi era nato da un gruppo di musicisti e attori che avevano bisogno di uno spazio per provare, poi queste prove sono state aperte, quindi aveva avuto una nascita in nessun modo legata al profitto, il Locale ha potuto creare arte perché non aveva un carattere commerciale e ciò lasciava completa libertà, svincolandosi dalle regole del commercio.

IO - Mi dici commercio e mi viene in mente Sanremo (intervista rilasciata il giorno della finale 2010), o i talent che oggi imperversano, qual è il tuo punto di vista…

NICCOLO’ - Diciamo che le tue citazioni sono di programmi televisivi, quindi non sono strettamente correlati al panorama musicale…

IO - Obiezione accolta, riformulo la domanda. La musica di oggi si è spostata verso l’immagine e lo spettacolo perché con le note e le parole è già stato detto tutto o per una commistione troppo influente della televisione secondo te? Hai l’impressione che vada avanti il bello?

NICCOLO’ - E’ ovvio che la forma Canzone sia giunta al suo ultimo stadio, ma non è apocalissi, è semplicemente storia della musica, tutte le forme musicali hanno avuto un inizio e una fine e così è anche per la Canzone, è da moltissimo tempo che stiamo rimestolando, ma non è un fatto grave in assoluto, ci sarà una nuova forma musicale che ovviamente nessuno di noi sa prevedere, stiamo aspettando il nuovo strumento per capire che tipo di espressività avrà la musica, o confluirà tutto magari in un’arte multisensoriale che andrà a usare la musica come parte della comunicazione e non come forma unica… Sul fatto dei talent, l’immagine è sempre contata nella musica, da Hendrix a Morrison nessuno sarebbe diventato mito se fosse stato solo un buon musicista o un buon cantante. L’essere mito nei confronti delle generazioni ha a che fare con tutto quello che evochi e quello che evochi è anche dovuto ad una fisicità, intesa non come perfezione dei lineamenti, ma come trasmissione energetica, è evidente che in un momento nel quale la televisione ha preso il sopravvento gli aspetti legati all’immagine hanno avuto ancor più rilevanza. Ma non necessariamente intendendo la bellezza estetica, ripeto, anche le ragazzine si innamorano della comunicativa principalmente, non del nasino o degli occhi…
Sul fatto dei talent sono sempre più scettico, inizialmente all’insegna del “meglio quello che niente” ne vedevo alcuni lati positivi, in realtà ora ci leggo una grossa magagna educativa, proprio nella loro genesi, nel concetto di scuola aperta, la scuola in tv crea già spettacolo e questo è un ossimoro, il fatto che l’apprendimento diventi show non la rende scuola, il ragazzo cercherà già dei consensi, invece la scuola andrebbe frequentata nell’oscurità, intimamente. I ragazzi vanno al televoto e vengono votati per come sanno gestire una platea, quindi nascono come personaggi ai quali si appiccica dopo l’etichetta di artista e si accomunano a un progetto che in alcuni casi, vedi Noemi (X-factor 2009 - nda), ha un senso, ma per la maggior parte non hanno una coerenza. Immagina un talent sull’arte contemporanea, qualsiasi bravo madonnaro che rifà benissimo Caravaggio avrebbe la meglio al televoto su Kandinski o Picasso, perché quelli non avevano uno stile così popolare, non così evidentemente da perizia diciamo, ma l’arte non è quello.

IO - Mi hai regalato una bella riflessione, perché io ancora gravitavo sulla questione del “meglio quello che niente”. Alla luce di ciò ti pongo un’ultima domanda che riguarda il mondo strettamente discografico sulla quale potrai essere altrettanto illuminante rispetto al mio pensiero: che futuro vedi per la musica, la fruizione gratuita sembra l’unica via rimasta per la diffusione, c’è una pecca nel sistema? Prima che tu risponda ti do il mio profano punto di vista: meglio essere scaricati ma ascoltati che poco acquistati e quindi preclusi dal comunicare.

NICCOLO’ - In effetti anche qui come puoi immaginare ho fatto dei passi in più, ma proprio perché la mia vita è intrisa da quando sono nato di questi ragionamenti. La tua considerazione è indubbiamente giusta, ci si può accontentare di essere seguiti ai concerti e ascoltati, anzi non ci sarebbe assolutamente nulla di male, e questo da noi musicisti è stato accettato da tempo, del resto la musica è stata per nove decimi della sua storia non riproducibile in supporti. Ma il concetto cambia se tu pensi che viviamo comunque in un mercato, in un sistema estremamente capitalistico, ed è difficile riuscire a estrapolare il contenuto musica dalla scatola che ti viene offerta. Mi spiego con un esempio: tu paghi profumatamente la tua connessione ad internet che è la scatola della quale parlavo prima, che però è riempita da contenuti di altre persone che non vengono pagati. Questa è la pecca del sistema. C’è una grossa differenza tra la copia personale ed il cd acquistato a cinque euro per la strada, se a te piace il mio disco e lo vuoi masterizzare per farlo ascoltare ad un’altra persona ben venga, ma i cinque euro che tu paghi per la strada sono sottratti a me e non vanno all’extracomunitario che ha venduto la copia masterizzata, ma finiscono in un giro d’affari che spesso fa arrivare la droga fuori le scuole, e a questo punto permetti che non sia d’accordo?

IO - Indubbiamente dal punto di vista commerciale la tua riflessione non fa una piega. Quindi la formula più giusta sarebbe il baratto anziché la condivisione secondo te, ossia condividiamo a patto che io non paghi neanche la scatola, altrimenti l’artista è l’unico a rimetterci…

NICCOLO’ - Esatto. Il concetto di condivisione è giusto se applicato a tutto il mercato. Io ho comprensione per chi scarica, ma non per gli amministratori delle società telefoniche che lo permettono, non credo loro abbiano bisogno dei miei soldi…

IO - Sei stato chiaro ed esaudiente, ti ringrazio per la chiacchierata ed in bocca al lupo per il concerto!

NICCOLO’- Grazie a te!
Postato martedì 30 marzo 2010 alle 00:00:00  |  Commenti (6)  |  Scrivi  |  Che cos'è un Blog
 
 
TASTI BIANCHI & TASTI NERI
ovvero BILANCIO IN CORSO D’OPERA DI UN SOGNO CHE STA IMPARANDO A CAMMINARE
di Andrea Caovini
Rodolfo Maltese durante la sua esibizione del 21/09/2009(Foto di Giovanni Paoluzzi)Intanto ben trovati lettori tutti!
Questo è il primo appuntamento del 2010 su questo spazio web, il primo di una lunga serie mi va di dire, perché quest’anno i progetti sono tanti e grandi, e la quantità di musicisti che si è unita a questa marcia fa sperare per il meglio. Dall’ultima volta che ci siamo visti da queste parti sono successe cose turche, eventi splendidi e collaborazioni inaspettate. Sono qua per raccontare a chi non l’ha vissuto e a riepilogare a chi c’era…

“…Entrare in un locale per primo fa un certo effetto, vedere la bestia che dorme, le sedie sui tavoli come i denti dello squalo lievemente poggiati sulla lingua. Ancor più se questo locale è La Cantinaccia di Giulianello, vecchia cantina del seicento adibita a guinness pub, con le sue mura larghe due metri i suoi mastodontici portoni in legno, i suoi sei metri d’altezza, le sue colonne e le volte a croce. Pinocchio nella balena. Ammirare le potenzialità della sala nella sua sonnolenza del pomeriggio, le pareti bianche di luce del sole, le finestre spalancate, il bancone vuoto, nessun tintinnio, casse spente ed angoli bui, troppo bui da poter far percepire che qui tra due ore e mezza si scriverà la storia. I primi rumori sono i nostri passi, che piano piano svegliano la bestia dal suo quotidiano meritato letargo, perché sempre letargo è il riposo dei locali, non è che gli suona una sveglia e sono pronti, loro escono dal coma, non si svegliano, e stuzzicarli alle quattro del pomeriggio li farà essere pronti per le sette. Così sia.
Alle sette la prima band è pronta sul palco e più di cinquanta persone hanno preso posto per assistere. I musicisti continuano ad arrivare ed a riempire il locale di sarcofagi a forma di strumento musicale, altrettante fiere da risvegliare a tempo debito.
Il quadro finale è felicemente devastante. Il bilancio rende giustizia ad ogni nostro impegno. Otto ore di musica live ininterrotta, oltre cinquecento persone all’interno del locale, molti cd venduti (più della vendita quotidiana di un dignitoso negozio), interventi illustri come quello dei rappresentanti dell’etichetta Terre Sommerse…”


Questo trovo annotato tra i miei appunti del 22 Settembre scorso, poi è successo altro.
Altri due eventi, altri contatti, la proposta di una fattiva collaborazione da parte dell’etichetta Terre Sommerse.
Ne hanno parlato radio, ne hanno scritto siti e giornali locali.
Il gruppo facebook creato per la diffusione vede ogni giorno nuovi autori che si vengono a pubblicizzare, molti da fuori regione. La Cantinaccia mi ha affidato l’organizzazione della sesta edizione del Giuliano Rock Festival ed ha aperto uno spazio sperimentale per esibizioni di gruppi del panorama indipendente di tutta Italia grazie anche all’aiuto dell’amico Emanuele Colandrea (Eva Mon Amour).
Insomma, ciò che volevo accadesse si sta materializzando, Degni di nota sta diventando un riferimento per quanti vogliono muoversi nel mondo della musica originale, addirittura il grande Stefano D’Orazio (ex Vernice) ci ha tenuto che fossi io ad intervistarlo in occasione della presentazione del nuovo video di “Solo un brivido”.
Così, dopo le chiacchierate con Rodolfo Maltese (Banco del Mutuo Soccorso) e gli amici Luca Balsamo e Stefano Pavan, potrete adesso ascoltare dai seguenti link quast’ultima confessione raccolta. INTERVISTA VIDEOCLIP Parte Uno, INTERVISTA VIDEOCLIP Parte Due

Certo, in soli quattro mesi abbiamo fatto molto e ciò mi spinge a perseverare nella stessa direzione. L’aiuto di sempre più persone mi stimola a guardare oltre nonostante l’impegno e le difficoltà che ciò richiede, e le delusioni, perenne nota dolente, che qualche gestore opportunista di locali non si nega di regalare, come fosse d’obbligo. Piccole pene rispetto alla gioia che mi dona la solidarietà di tutti i musicisti che sono passati dalle mie parti, degli amici ed estimatori della buona musica che non di rado ringraziano “Degni di nota”. Del resto, per usare una metafora musicale, anche i tasti del pianoforte non sono tutti bianchi, ci sono anche i neri, ma si chiamano alterazioni, sono fondamentali quanto i bianchi perché la musica esista, ma ringraziando dio o chi per lui sono abbastanza meno, e se è vero che in democrazia vince la maggioranza saranno sempre i tasti bianchi ad avere maggior voce in capitolo.

GIULIANO ROCK FESTIVAL

Il Giuliano Rock Festival giunge quest’anno alla sesta edizione.
E per la prima volta quest’anno l’organizzazione ha chiesto la mia collaborazione, apprezzando il lavoro svolto per la promozione della musica d’autore, essendo per l’appunto il festival volto a cantautori e band di ogni genere col solo requisito della presentazione di un brano inedito. Vi spiego di seguito per sommi capi il regolamento, anche se potete trovare tutte la notizie che vi occorrono al link sopracitato.
Possono partecipare al Giuliano Rock Festival cantautori e band che abbiano all’attivo la composizione di almeno un brano inedito e sarà solo quello ad essere giudicato ai fini del concorso. Questo verrà eseguito durante un’esibizione live nella quale si potranno suonare tre brani (gli altri due possono essere sia cover che originali e serviranno alla giuria per altre valutazioni, come presenza scenica, arrangiamenti, originalità ecc…). Le esibizioni si terranno presso il locale La Cantinaccia di Giulianello (Lt) alla presenza di una giuria tecnica composta da esperti del settore (musicisti, speaker radiofonici, responsabili di etichette, arrangiatori…) la cui valutazione avrà valore per il 50% del giudizio, il restante sarà attribuito da una giuria popolare composta dai presenti alla serata. Il premio finale consiste in 100 ore di registrazioni presso uno studio professionale al primo assoluto, ma ci saranno altri premi, buoni acquisto ed altro, ai vincitori di categoria (strumentale, acustico ecc…). La partecipazione prevede una quota di iscrizione di 40 euro a gruppo (ridotto a 20 euro per chi si iscriverà entro Marzo) ed assicura l’esibizione in una serata eliminatoria. Per tutti i gruppi che hanno presenziato al “Degni di nota” del 21 settembre scorso il costo dell’iscrizione è offerto dalla Cantinaccia. Per iscriversi è necessario avere una registrazione del brano col quale si vuole partecipare ed inviarla tramite raccomandata a/r allegata al modulo d’iscrizione (scaricabile dal sito) ed al testo in triplice copia, alla Cantinaccia, o consegnarlo a mano. Le esibizioni avranno luogo il Mercoledì per quanto riguarda le serate eliminatorie ed il venerdì per le finali. L’etichetta indipendente Terre Sommerse assicura la partecipazione di un suo preposto a tutto il percorso del festival e la presenza dei rappresentanti in prima persona per le serate conclusive, al fine di poter scegliere tra i gruppi alcune delle sue produzioni per la stagione 2010-2011, nonché assicura la realizzazione di una o più compilation (a seconda del caso) con i migliori brani in concorso. Per qualsiasi chiarimento o dubbio potete contattarmi al 3492122416!

Stefano D'Orazio STRANO IO, STRANA QUESTA VITA…
Stefano D'Orazio
Con questa frase tratta da “Su e giù” dei Vernice voglio presentarvi Stefano D’Orazio, loro leader fino al 1995, anno in cui li abbiamo visti inspiegabilmente sparire dalle prime pagine, dalla tv, dove fino a poco prima sembrava che questi nostri compaesani dovessero restare per molto ancora. Questo ed altro mi ha spiegato Stefano in un incontro i primi di dicembre quando con mio vanto sono stato scelto per intervistarlo in merito ai suoi nuovi progetti ed al suo ultimo lavoro, un nuovo video per un “vecchio” splendido brano come “Solo un brivido”. Tutto ciò lo trovate su Youtube, su facebook, da tante altre parti, quindi non ci tengo a ripeterlo anche in queste righe. Queste le userò per un altro scopo, per parlarvi della persona che è Stefano D’Orazio, non dell’artista, che la televisione non sempre sa disegnare bene i contorni delle cose.
Ci conosciamo da tempo io e Stefano, da anni, ma di vista, due di quelli che non si sono mai negati un saluto ma neanche mai preso un caffè. Finché arriva lo scorso Novembre e mi ritrovo a farci due chiacchiere in casa sua praticamente, per una serata da portare a termine da lì a poco presso il suo nuovo locale “Willy Go!”.
Mi trovo a parlare con una persona di una simpatia fuori dal comune, con la battuta pronta ed uno spirito ed un’autoironia da far invidia. Lampi geniali da artista puro, ci stai a parlare di concerti e te lo ritrovi a imitare Facchinetti che canta Branduardi (e ci sono le prove sui video linkati). Andiamo a finire in collaborazioni che mi porteranno a mangiare le polpette della suocera, altro che caffè.
Stefano è provato, deluso da molte persone, ma sta ricominciando. Sta trovando di nuovo la fiducia che anni di processi e sentenze aventi al centro rapporti con amici avrebbero dovuto uccidere per sempre. Invece no, con lui non ce l’hanno fatta. Si è reso conto che tanta gente ancora gli vuole bene artisticamente e non vuole deluderli quindi si rimette sulla sua tastiera e ricomincia a scrivere, circondato da chi tra gli amici non l’ha lasciato solo in un momento di difficoltà. Dopo i successi dei concerti estivi (clamoroso quello di Castel Gandolfo...) ci aspettano sicuramente altre grandi novità!

Un abbraccio a tutti voi!
Andrea Caovini



Postato martedì 9 marzo 2010 alle 00:00:00  |  Commenti (4)  |  Scrivi  |  Che cos'è un Blog
 
 
 
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