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| FESTA DELL’AUTOPRODUZIONE MUSICALE
“DEGNI DI NOTA” | | | | | La rubrica “Degni di nota” nasce da un’esigenza di visibilità dei musicisti dei Castelli Romani, quindi come movimento di collaborazione e partecipazione del quale io sono semplicemente l’ideatore, ma vive ormai, a sole due uscite dall’esordio, della collaborazione di un sempre maggior numero di persone, tanto che ad oggi è riduttivo parlare di Castelli Romani, in quanto grazie al web da diverse parti d’Italia si sono uniti al nostro movimento un numero importante di musicisti. Posso pertanto affermare che “Degni di nota” è la voce fuori dal coro della produzione musicale, la voce per le autoproduzioni. Grazie al portale www.castelliromani.eu che mi ha concesso lo spazio del blog, ed a facebook, che se usato bene è ben più che un aiuto, sono riuscito a coronare il sogno di vedere centinaia di musicisti dei più svariati generi musicali unirsi sotto la bandiera della pacifica lotta al silenzio. Elenco di seguito i nomi dei gruppi e delle persone che hanno sposato il progetto, che saranno sicuramente aumentati mentre voi state leggendo: Davide Di Mieri, Sonora 68, La Sfera, Lazy Gun, Claudia Annie, Cristiano Mattei, I Maghi di Ox, Silenzio Assenzio, Juan Pablo Pais, La Vague, Capolinea, Kutso, Desert Motel, Nuar, Gianluca Lupo, Comedìa, Five Way Cross, Interno Blue, The Surfadelics, Simone Presciutti, Luca Morisco e i Lato B, Detuned, Sisma, Licaoni, Anotherule, Tremendicanti, la ormai nota Valentina Lupi, i grandi Stefano Pavan e Rodolfo Maltese (BMS) che si sono prestati a due splendide interviste per le prime due pubblicazioni… Dimentico qualcuno? Questo successo ha dato a me ed altri due collaboratori, Luca Balsamo e Fausto Casara, la voglia ed anche un po’ il coraggio di organizzare il primo evento ufficiale del movimento, la “Festa dell’autoproduzione musicale” che si terrà il 21 Settembre prossimo presso il locale La Cantinaccia di Giulianello. L’evento consiste in questo: verrà allestito uno spazio espositivo riservato a chiunque voglia proporre il proprio prodotto, disco, demo, o mettere a disposizione tracce da scaricare in mp3 per farsi conoscere, il locale ci ha accordato la piena disponibilità del palco e di tutte le attrezzature necessarie, così chi vorrà potrà esibirsi con tre brani, rigorosamente originali, coadiuvato da uno staff tecnico di tutto rispetto, ci sarà l’intervento di Rodolfo Maltese che ci delizierà con alcune sue creazioni soliste e forse riusciremo ad avere anche altre sorprese… All’evento saranno invitati i direttori artistici ed i gestori di molti locali live (qualcuno ha già confermato la presenza!), che potranno così prendere direttamente i contatti con i musicisti per inserirli nella programmazione invernale dei loro club, cosa che già la direzione della Cantinaccia ha assicurato che farà, riservando delle serate d’autore nella programmazione settimanale. (Un altro plauso ai gestori che nell’occasione si sono proposti di offrire ai musicisti un bel piatto di pasta!) Saranno presenti radio e della serata verrà creato un video promo, nonché una compilation. Non è detto che sia tutto… Vi terremo aggiornati! | | | | | | | "La pioggia non bagna le scarpe di chi non cammina" ovvero io, Stefano Pavan, la musica, la letteratura, la politica, i moleskin e un succo di frutta pera e limone. | | | | | Chi è Stefano Pavan? …mah, forse la domanda più lecita è quante cose è Stefano Pavan? Stefano è molte cose, e tutte di qualità. E’ un insegnante stimato, nonostante giovane (classe ‘67), e lo si può vedere dai messaggi che gli alunni lasciano sul suo facebook. E’ un cantautore conosciuto e con un buon seguito, con tre dischi all’attivo (lui dice due e mezzo, in quanto uno è stato pubblicato in Francia e contiene “solo” cinque brani) ed un quarto in arrivo entro la fine dell’anno. E’ uno scrittore che con la Round Robin (gruppo Einaudi) ha pubblicato JACKROAD, esaurendo la tiratura, e pubblicherà sempre entro l’anno il seguito, e sarà un cofanetto che non vi consiglio di perdere. Ma prima di tutto Stefano Pavan è un uomo di cultura, disponibile, umile, riconoscente. Appuntamento alle 14 e 30 da lui, ci vediamo dieci minuti prima sulla strada di casa sua, ha rispettato il mio anticipo, un grande. Mi apre le porte della sua casa e lo trovo esattamente come l’aspettavo, il benvenuto me lo da una libreria ben fornita che mi accompagna verso il soggiorno dove trovo, come prevedibile, una chitarra classica fuori dal fodero. Io ho sempre sostenuto che il musicista vero è colui che è sempre pronto ad ogni evenienza e quando è raggiunto dall’illuminazione musicale nel minimo tempo possibile deve essere in grado di suonare una nota, il fodero sarebbe d’impaccio. Questo lo penso ma non glielo dico. Ci accomodiamo col caldo alle calcagna, ma gli onori di casa prevedono acqua gelida come piace a me e succo di frutta pera e limone, un altro motivo per il quale devo ringraziarlo. La prima sensazione è che quest’incontro non sarà un’intervista, ma un confronto, e così si sviluppa il tutto, in due ore di chiacchierata continua conclusasi con la promessa di un nuovo appuntamento. Di seguito trovate brevi “leciti” estratti della nostra conversazione, il resto rimarrà nascosto nell’intimità di una nuova amicizia.
Io: Stefano, inizio con una domanda di quelle che si fanno di rito e per la quale normalmente non si ascolta neanche la risposta… Io per dimostrarti che starò attento alle tue parole te le farò trovare pubblicate sulla prossima uscita di “Degni di nota”. Come va la vita? S. Pavan: E’ una vita molto inquieta, ed io penso che l’inquietudine sia sempre un elemento positivo, ci evita di sederci ad aspettare, ci fa agire. Eppoi l’inquietudine io la accomuno con il senso di ribellione che è anche motore di ciò che scrivo. Io: Quindi è anche un momento proficuo dal punto di vista artistico… S. Pavan: Certo, mai fermarsi, soprattutto in questo momento dove vedo realizzarsi i progetti di una vita. E’ sicuramente un buon momento. Io: Ho appena finito di leggere il tuo Jackroad. Il protagonista, Matteo, è il classico eroe romantico, mai contento, mai soddisfatto, anche quando va tutto bene. Non sa fermarsi, musica e viaggi e incontri. Quanto c’è di Stefano in Matteo? S. Pavan: Sicuramente molto. Matteo è comunque un antieroe, un perdente. Fenoglio diceva che i perdenti sono più affascinanti; poi se c’è una vittoria, dall’altro lato ci sarà una sconfitta, e Matteo non vuole sconfiggere nessuno. Matteo è una buona percentuale di Stefano, così come lo è anche degli altri che hanno fatto parte del mio percorso. Vive degli sbagli miei e delle persone che mi stanno e sono state intorno. E dico “sbagli” perché è giusto sbagliare, per essere uomini d’esperienza, ti costruisce. La cosa tremenda nella vita è fare consciamente qualcosa di brutto, fare volontariamente male a qualcuno, non sbagliare, che è comunque involontario e ci eviterà di ripeterci nello stesso errore. Io: I tuoi personaggi hanno, per dirla con una frase di Mario Venuti, poca “dimestichezza con la fine”. Errore comune a tutti gli esseri umani, che nonostante siano coscienti che tutto ciò che inizia è destinato a finire in un momento per quanto lontano, non riescono (riusciamo) a far propria questa filosofia. Che ne dici? S. Pavan: Sono i percorsi di vita a segnare il nostro cammino verso questa “dimestichezza”, io per me l’ho imparato e lo attenuo col concetto Foscoliano della memoria, credo alla questione che si vive finché si è ricordati. Ovviamente, da buon egoista, sono terrorizzato dall’ipotetica scomparsa di una persona a me vicina. Su questo credo che il tempo e l’esperienza non possano assolutamente nulla. Io: Baricco dice che si scrive quando si ha qualcosa da dire, si riferisce alla narrativa, ma voglio applicare questo concetto anche alla musica. Tu cos’è che vuoi dire? S. Pavan: I punti che maggiormente mi coinvolgono sono in genere temi di indignazione, ma allo stesso tempo ho l’intenzone di creare un’attenzione verso tutte le piccole cose che ci circondano e che uno spesso non ha il tempo e il modo di percepire. Io: E qui ti stavo aspettando, per questa domanda che faccio a me stesso da una vita, senza troppi esiti, proprio sulla questione del “non percepire”, alla quale magari mi risponderai tu. Siamo in un paese dove tutti sono a conoscenza del marcio che ci circonda, malefatte, frodi, collusioni, e nonostante ciò ogni volta che esce una notizia da tg, una denuncia importante, cadiamo puntualmente dalle nuvole. Come per Tangentopoli, Calciopoli, per le parole di Saviano in Gomorra, per le esclusioni da Sanremo, ma anche per lo spacciatore da un grammo che c’abbiamo sotto casa o il vicino violento… S. Pavan: Il popolo italiano è un popolo strano, che non si vuole prendere grosse responsabilità. L’italiano medio non si applica, per pigrizia, si accontenta di quello che gli passa la “dis”informazione televisiva, prende per vero quello che assorbe da talk show che crede trasmissioni politiche, con buona parte di colpa proprio della classe politica. Sono loro ad arrivare sempre a fatti accaduti, a parlare a posteriori. La mentalità comune è ancora più votata alla punizione che alla deterrenza, così si aspetta lo scandalo per prendere i dovuti provvedimenti. Politicamente siamo sotto zero. In genere comanda chi non ha una maggioranza oggettiva, il 20 % degli elettori non hanno una rappresentanza per sbarramenti o voti “utili” visto che molti si accontentano di votare non secondo i loro ideali ma solo per fare il minor danno possibile, il discorso qua sarebbe lunghissimo e magari lo continuiamo in privato… (Ridiamo) Io: Convengo. Torniamo a noi. Ti senti più scrittore o più cantautore? S. Pavan: Mah, le due cose viaggiano parallelamente, si completano a vicenda. Anche perché cerco di essere coerente nella mia produzione, anche per quanto riguarda i temi. Per fare un disco ad esempio compongo magari più di venti canzoni, per poi scegliere le dodici o tredici che abbiano un legame tra loro. Per Jackroad ho scartato molti capitoli che mi sembravano distogliere l’attenzione da quello che era il messaggio. Io: E come nasce in genere la tua produzione? S. Pavan: Dai Moleskine che mi accompagnano nei viaggi. Io li uso per appuntare le emozioni, i paesaggi, i pensieri, poi li tengo da parte, finché al momento opportuno non saltano fuori e mi fanno rivivere quell’emozione, e da lì mi ispiro. Io: Quindi anche il nuovo disco e il nuovo libro hanno una complementarità… S. Pavan: Certo, tant’è che saranno venduti sia singolarmente che in cofanetto, come del resto è stato anche per la ristampa di Jackroad e il mio ultimo disco “Lacrime e ruggine”. Io: E ci anticipi qualcosa sul tuo nuovo libro? S. Pavan: Con piacere. Il libro è il seguito di Jackroad, personaggio principale è Tommaso, il migliore amico di Matteo, che per eventi che tu e chi ha letto il primo libro conoscete, cambia completamente il suo punto di vista sulla vita, perde tutte le certezze e… Si mette in viaggio. India. Ci sono due grandi storie d’amore, molti dei personaggi sono gli stessi di Jackroad ovviamente, visto che i due protagonisti partono dallo stesso giro di amici. E’un libro che ci ho messo molto a scrivere perché ho dovuto fare delle ricerche, ci sono dei riferimenti storici ben precisi e mi sono dovuto documentare, facendomi arrivare libri dall’estero visto che in Italia molte cose non si trovano… Io: Tipo? S. Pavan: Non tutti sanno che gli indiani hanno anche loro la “vera” tomba di Gesù, per esempio. Poi tratto di un personaggio, una filosofa pagana di Alessandria uccisa nel 415 dopo Cristo circa, considerata una strega, sulla quale ho dovuto studiare molto… Sono sempre stato affascinato da storie a sfondo religioso, Templari e quant’altro… Io: Non mi dire che ti piace Voyager… S. Pavan: A dire il vero lo guardo ogni tanto, ma mi da fastidio il fatto che finisca sempre con una smentita dei fatti raccontati, con insinuazioni di dubbio. Atlantide invece che va in onda su La7 mi piace molto. Poi, se devo scegliere, preferisco il giornalismo all’intrattenimento generalmente. Pensa, Porta a Porta, che dovrebbe essere una trasmissione di informazione politica, qualche sera fa ha dedicato una puntata intera alle diete, con interventi illustri, interviste e tutto quanto. Io lo chiamo intrattenimento, non giornalismo. Report è giornalismo, per esempio…
Ed eccoci qua, ci siamo ricascati, spengo il registratore e ci facciamo una bella chiacchierata, parliamo di Luttazzi, Beppe Grillo, politici di tutte le fazioni, di Marquez del Piccolo Principe e di un sacco di altre cose che Stefano dice da una vita nelle sue canzoni e nei suoi libri, e se siete curiosi non sarò io a tradirlo su questa rubrica, ma può sicuramente farlo volentieri il vostro libraio o venditore di dischi di fiducia…
Breve nota bio-bibliografica di Stefano Pavan
Stefano Pavan (Roma 15 agosto 1967) è un cantautore, compositore, arrangiatore e scrittore e vive nei Castelli Romani. Giovanissimo, appassionato di letteratura e della “beat generation” ha girovagato per le regioni meriodionali del continente europeo. Conclusi gli studi accademici, ha lavorato come ricercatore e analista per una compagnia di informatica. Ha scritto e arrangiato i temi musicali di tre cortometraggi. Ha collaborato alle realizzazioni di rappresentazioni teatrali componendo musica e scrivendo soggetti per sceneggiature. Come chitarrista ha collaborato con diversi gruppi: Rasali, Tremendicanti, Box money. Nel 1994, a Lione, ha partecipato alla scrittura degli arrangiamenti del cd per il gruppo francese Absence. Nel 1999 ha partecipato alla realizzazione del cd folk di Madò & Co in Francia. Nel 1999/2000 la blu Factory di Roma in collaborazione con la Repetition Plus, di Lione, pubblica il cd “Cambierà il tempo”. Il lavoro, interamente scritto da Stefano Pavan e arrangiato insieme al chitarrista Stefano Ciotola, è composto da 11 brani nel pieno genere rock on the road, tra sonorità west coast e folk. Al music show di Rimini il brano “Occhio al padre” viene premiato come migliore pezzo d’esordio d’autore. Nel 2002, a Parigi, collabora con Pat Garlant per la realizzazione del cd “Bubble Dancing” dei PLP. Come cantautore e musicista ha inciso e pubblicato due cd: “Cambierà il tempo” e “Lacrime e ruggine”. Nel 2005/2006 la casa editrice Round Robin Pubblica il suo prima romanzo: “Jackroad” che, successivamente, in edizione speciale, viene ristampato ed inserito in un cofanetto contenente anche il cd “Lacrime e Ruggine”. Tra i musicisti che collaborano con Pavan è possibile ricordare: Walter De Ton (batterista di Roberto Ciotti e Tiromancino), Roberto Tulli "Il Torchio"( magico bassista), Alex Valle (Chitarrista di Francesco de Gregori e Luigi Grechi), Claudio Maffei (Chitarrista della tribute band europea di Crosby), Stefano Ciotola (Gruppo Folkrose), Cristina “violino” Picca, Carlo Micheli (sassofonista del maestro Tullio De Piscopo) Simone Talone (percussionista rai), Cristiano Mattei, Andrea Pietrosanti (insegnante presso l’università della Musica di Roma), Simone Durante (pianista e arrangiatore di Marco Conidi), Marco Gentilini e molti altri. | | | | | | | Farsi da soli | | | | | Eccoci, questa è la parte che non vedevo l’ora di veder pubblicata, la parte in cui parleremo di gruppi non editi, di piccole autoproduzioni, di tutti quelli che stanno al di fuori del circuito strettamente commerciale della musica, volenti o nolenti, perché ci stanno provando o perché non ci vogliono cascare. Da queste pagine che saranno la vera anima della rubrica cercherò di farvi conoscere (e di conoscere io stesso) le infinite realtà musicali che circolano ad un metro da casa nostra e nonostante ciò non ne sappiamo nulla. Ci tengo a ripetere che questo spazio è aperto a tutti coloro che vogliono, nel rispetto degli altri, pubblicizzare la loro band o il loro progetto musicale, è gestito semplicemente e direttamente da me e concesso in modo gratuito dal sito www.castelliromani.eu (per una fiducia accordatami non so su che base…). Ovviamente queste prime realtà che vi presento fanno parte praticamente del mio giro di amicizie, semplicemente perché sono stati i primi ad inviarmi qualcosa di pronto da pubblicare e i primi a conoscere e condividere i miei intenti, ma vi ripeto che spazio ce n’è per tutti. Potete contattarmi alla mail pongosbronzo@hotmail.com o su facebook direttamente dal gruppo “DEGNI DI NOTA” e sarò io il primo ad avere il piacere di conoscervi.
Questa rubrica vuole essere una voce fuori dal coro, un progetto che spero venga sposato da più persone possibile, perché in democrazia è la quantità ad avere importanza, pure se nella musica sembra sia più di moda la dittatura, delle major, del commercio, della moda. Il gruppo facebook, appena nato, conta già oltre 250 iscritti, il sito ci mette a disposizione i suoi non pochi contatti tenendo pubblicati i miei contenuti in home page. Con uno storico delle uscite ci permette poi di tenere tutte le schede dei gruppi pubblicate “ad libitum” (siamo o non siamo musicisti…). Siamo appena alla seconda uscita e già più di cinquanta musicisti si sono interessati, di ventisette di loro trovate i nomi riportati di seguito, nonché i link dei loro Space dove potete ascoltarli e commentarli.
Altra precisazione: non sono io a stilare le schede qui sotto riportate, ma i musicisti stessi, che con le parole che vogliono (sempre sottinteso il rispetto altrui) possono parlare ai lettori. Le uniche variazioni che tendo a fare sono semplicemente per esigenze di impaginazione. Noterete come ognuno ha scelto un registro inerente alla giocosità o meno dei loro intenti, ha messo l’attenzione su questo anziché quel punto e si è presentato in modo diverso. Il mio proposito era infatti esattamente quello di uscire da ogni schema che togliesse personalità ai gruppi per darne alla rubrica. Questo per dirvi ancora una volta che su queste pagine non è possibile andare fuori tema, nessuna paura.
Una parola di scuse infine per altri gruppi e persone che mi hanno inviato materiale che in questo numero non sono riuscito ad inserire, con la promessa ovviamente di essere contattati quanto prima e farmi perdonare, magari già dalla prossima pubblicazione.
Buona lettura e, mi raccomando, ditelo in giro! | | | | | | | Comedìa (Emanuele Galoni) | | | | | Emanuele Galoni 28 anni di Giulianello, cantautore, nome d'arte Comedìa, all'attivo un disco autoprodotto "Tra fame e lievito", sette brani scritti e musicati da egli stesso. Nel 2001 partecipa all'accademia di Sanremo. Suona in vari appartamenti di Roma e per la strada accompagnato da qualche birretta. E' al lavoro con un progetto acustico, due chitarre e voce con Marco Marino col quale ha partecipato al Giuliano Rock festival edizione 2009, riscuotendo un grande successo e vincendo la finale del 10 Luglio scorso con il brano “Il gestore del caffè”.
www.myspace.com/comeda | | | | | | | Five Way Cross | | | | | VOCALS: Simone Laurentini GUITARS: Ivan Balini,Giacomo Pontecorvo BASS: Lorenzo Lorenzetti DRUMS: Michael Ben Yehuda
I Five Way Cross sono un gruppo rock alternative di Roma. Il progetto nasce dall'idea di Ivan Balini (chitarra) e Giacomo Pontecorvo (chitarra) di formare una band per esprimere i loro gusti musicali. I due chitarristi contattano così il loro amico Lorenzo Lorenzetti (basso). Dopo varie ricerche riescono a completare la line-up con l'avvento di Michael Ben Yehuda (batteria) e infine Simone Laurentini (voce). La fusione dei 5 elementi genera un suono con molte sfumature. Sin dai primi pezzi scritti infatti si possono evidenziare distorsioni metal, ritmiche e concetti ideologici punk e grunge, e addirittura un pizzico di noise. Da qui infatti deriverà poi il nome della band. I 5 cominciano a muoversi riuscendo a suonare sia nei Castelli che a Roma; si esibiscono diverse volte al PalaRockness e aprono il concerto delle Radici Nel Cemento al PalaCesaroni di Genzano il 19 ottobre 2007. A Roma suonano in diversi locali (Jailbreak, Rockcastle, Melissa Pub per citarne alcuni). Nell’estate 2008 i Five Way Cross si chiudono in studio e registrano una demo di 4 pezzi: Black Dreams, Mirror, Angry Bird’s Screaming e Sandstones and Feathers. Nell'inverno 2009 il gruppo registra una seconda demo composta da: Greet The Future, On My Hill, Poison e Hot Taste. A giugno 2009 Greet the future, il loro pezzo di punta viene selezionato dalla Quickstar Productions di Baltimora per la ventesima edizione della compilation Rock4life che uscirà prossimamente negli Stati Uniti.
www.myspace.com/fivewaycross | | | | | | | Interno Blue | | | | | Gli Interno Blue sono una blues band, per la precisione un quintetto con brani in italiano e originali. Ogni musicista ha molti anni di esperienza nella musica e ha un proprio modo suonare e interpretare il blues. Il loro repertorio si divide artisticamente in tre parti: poesie di poeti italiani e non ( Pavese, Prevert, Hemingway, Giorgione, Keruac, Ferlinghetti) accompagnate e cantate su diversi stili di blues (chicago, jazz-blues, blues minore, swing .. ecc.), brani originali in italiano e cover di classico repertorio blues. Il blues traspira non solo dai brani ma anche da un attitudine diretta nella vita di tutti i giorni, appannata dai meccanismi produttivi in cui si vive, aspra e opacizzata come il vino fatto artigianalmente. L'obbiettivo degli Interno Blue e' suonare in giro autosostenendo le attivita' della band, scrivendo musica su fogli bianchi con l'intento di comunicare qualcosa. Un qualcosa ormai quasi utopico in questa cultura musicale legata alle piazze di paese d'estate e ai "live tribute band" pub d'inverno, ai reality "produci prodotti musicali vendibili" sulle TV e alle rotazioni musicali affittate, programmate e super pagate nelle radio a modulazione di frequenza. Attualmente sono in contatto con alcune produzioni al fine di riuscire registrare il loro primo album per la fine dell'anno. I musicisti della band sono:
Sandro Tabellione: voce/armonica Giovanni Paoluzzi: chitarra/voci Mauro Trecca: batteria Gico Fratta: piano/tromba Davide De Palo: basso | | | | | | | Licaoni | | | | | I Licaoni, attivi nel panorama musicale romano dal 2001, sono la coraggiosa sintesi musicale di sei one-man-band: algebriche, visionarie, indecifrabili, accattivate da tutto ciò che emette suono e raccolte, ora, in un un’unica piccola orchestra filarmonica elettro-voltaica.
La presenza di due bassisti (dovuta ad un malinteso telefonico) rappresenta il loro istinto congenito ad una sperimentazione permanente, si potrebbe dire cronica, eppure costantemente mantenuta entro i confini etici del bon ton. La loro musica attraversa tutte le degenerazioni del rock, accarezza il jazz (nelle sue più acide accezioni), ridiscute la disco anni 70 e la techno, allude al funk, ammicca ai ritmi sudamericani e violenta (ma con affetto) il reggae…si contamina continuamente (sia pure nel rispetto dell’ambiente) dando vita ad un disordine invitante, architettato con perizia d’alchimista, non privo d’una buona dose di sana schizofrenia. Dopo varie peripezie, la formazione attuale è la seguente: Federico Camboni (bass and guitar) Ivan Lupelli (bass, doublebass and percussion) Lorenzo Mandelli (tenor sax and alto sax) Daniele Martinelli (trumpet) Luca Pacioni (drums and sampling) Giorgio Tebaldi (trombone and sinth)
www.myspace.com/licaoni | | | | | | | Sisma | | | | | La storia dei Sisma comincia agli inizi del 98, quando cinque amici uniti dalla stessa voglia di portare una ventata di novità e di dare una scossa alla musica italiana, decidono di unirsi per un progetto di musica originale. Costretti a perdersi di vista per alcuni anni, eccoli che nel 2006 tornano di nuovo insieme per riprendere quel discorso lasciato in sospeso qualche anno prima, pronti a ricominciare e a crescere sui palchi di tutta Italia raccogliendo sempre più consensi e commenti positivi da parte del pubblico tanto da farli cominciare a credere di poter fare sul serio. Raccolgono nel proprio repertorio numerosi brani, ed ecco che nel settembre 2007 i Sisma incidono il loro primo singolo "MI PORTA A FUMARE".
http://www.myspace.com/sisma17
http://www.isisma.it | | | | | | | The Surfadelics | | | | | I The Surfadelics nascono nel 2004 dall'incontro tra il "Guru" Marco Perriccioli (chitarrista appassionato di surf music che, dopo aver suonato blues e rock psichedelico per una vita, decide finalmente di fondare una surf band), "Lou/Panda" Enrico Bellucci (batterista con background che spazia dal rock '70 all' in su (ma anche in giù...), "Pepo" Alessandro Cosentino (subentrato in itinere, bassista e divoratore di qualsiasi genere musicale dalla classica al funky), "Frank" Francesco Guercio (chitarrista, amante di tutta la musica ed in particolare del vecchio prog all'italiana). Dall'unione di questi 4 musicisti apparentemente dissimili viene fuori il caratteristico sound dei The Surfadelics ed è forse proprio la commistione di background così eterogenei che rende il loro surf unico. Dopo un paio d'anni passati a far cover, la band decide di cominciare a lavorare su alcuni pezzi originali che da una parte strizzassero l'occhio alle band alle quali principalmente si ispirano (Dick Dale, Langhorns, Laika & the Cosmonauts, Los Straitjackets e molte altre) e dall'altra che comunque non nascondessero le loro influenze musicali. Il risultato è un Lp che uscirà a Febbraio '09 contenente 14 brani di cui 11 di surf strumentale e altri 3 di Frat Rock. Dal vivo la band propone, oltre ai propri brani inediti, cover dei classici della musica surf e riarrangiamenti surf di alcuni brani celebri. Risultato: un live intenso e danzante. Presenti su facebook oppure allo space:
www.myspace.com/thesurfadelics | | | | | | | DEGNI DI NOTA di Andrea Caovini | | | | |  Innanzitutto benvenuti a voi lettori di Piazza Nova in questa rubrica musicale da me tenuta. Come tutte le nuove conoscenze anche questa necessita di una presentazione. Mi chiamo Andrea Caovini e posso finalmente e con orgoglio dichiarare di essere un musicista di professione, conosciuto nel panorama come un esportatore della musica e della cultura romanesca su buona parte del territorio regionale e non solo. Sono stato chiamato da questo giornale all’arduo quanto felice compito di portarvi a conoscenza di quello che è il nostro entourage musicale, degli avvenimenti, degli eventi e delle persone delle quali con orgoglio possiamo vantare di avere la paternità tutti noi dei castelli romani. Sarebbe facile e banale fare riferimento a coloro che hanno segnato la storia della musica (Banco del Mutuo Soccorso per citare il massimo della nostra espressione, ma anche Vernice che hanno fomentato il nostro campanilismo nei primi anni novanta) ed invece noi siamo qui anche, e sottolineo anche, per dare la giusta gloria a tutti i musicisti che hanno esportato il nostro sapere e che non sono conosciuti ai più per tutte le difficoltà che l’informazione porta con se. Sapevate che al fianco di grandi artisti italiani suonano nostri conterranei? Sapevate che Alex Britti e i Tiromancino sono partiti da un locale lungo e stretto di nome De Stjil che si trovava poco distante la piazza di Genzano? Non vi preoccupate, siamo qua per questo, io e tutti quelli che mi aiuteranno in questa splendida impresa che è quella di parlarvi di noi. Di volta in volta andrò per voi ad intervistare persone che la sanno lunga e che sono riuscite a fare della musica la parte fondamentale della loro esistenza (anche e soprattutto economica). Detto ciò siamo pronti a cominciare questa strada insieme. Buon viaggio.
UN CAFFE’ CON RODOLFO Sarebbe facile e banale rifarsi solo alla storia, ma è da questa che dobbiamo partire. Ho l’onore in questo primo appuntamento di potermi confrontare con uno dei musicisti più di rilievo tra i nati dal movimento dei castelli romani (anche se originario di Orvieto): il Big che si è concesso a questo incontro è Rodolfo Maltese. Chitarrista storico del Banco del Mutuo Soccorso, band che da ormai quarant’anni (la fondazione risale proprio al ’69) esporta il rock italiano nel mondo. Nati praticamente in una cantina di Marino grazie ad un’idea dei fratelli Nocenzi, la band è tutt’ora operativa nonostante la scelta di non apparire in tv da ormai diverso tempo. Non sottostando alla regola dello “scarrafone” è all’estero che i Banco godono di un successo straordinario, memorabile la loro ultima esibizione di Montreal dello scorso settembre, non da meno le loro ormai innumerevoli uscite tra il Giappone ed il Sudamerica. Per avere ragguagli vi consiglio di visitare il loro sito internet ufficiale. Io: Intanto grazie per la disponibilità ed il tempo messo a disposizione di Piazza Nova, Rodolfo. Vorrei cominciare a parlare con te persona e musicista più che in voce di chitarrista del Banco, visto che hai partecipato a tanti altri progetti musicali, dagli Homo Sapiens agli Indaco, hai spaziato anche in altri mondi studiando la tromba, e viaggiato in altre arti diplomandoti all’Accademia delle Belle Arti di Firenze(?) in scenografia, quindi ti chiedo: cosa sarebbe stato Rodolfo Maltese se non fosse diventato il chitarrista del BMS? R. Maltese: Probabilmente avrei trovato comunque una mia dimensione musicale, anche se all’epoca avrei comunque lasciato il percorso intrapreso con gli Homo Sapiens, che ormai non mi stimolava più. Per un periodo avevo smesso di suonare per dedicarmi a tempo pieno alle arti figurative, magari avrei insegnato pittura, ma ad un certo punto la musica mi è mancata troppo. Io: Hai esordito giovanissimo, collaborando sempre con formazioni di successo, cosa oggi sicuramente irripetibile, a parte la tua bravura, credi sia stata una questione di diverse opportunità in quegli anni? O erano diverse le persone? R. Maltese: Un po’ tutt’e due. Nonostante una mancanza generale di mezzi data dalla scarsa tecnologia c’era tra i ragazzi uno spirito di sacrificio diverso, cosa che oggi non è frequente come all’epoca trovare. Noi provavamo dalla mattina alle dieci fino a sera, nella consapevolezza che una schiera di persone ci avrebbe ascoltato, cercando di apprendere qualcosa, sia dai testi, sia dalla musica, noi oltre che musica facevamo politica… Io: Col BMS avete girato il mondo, cosa hai avuto modo di notare? R. Maltese: In Giappone, come in Messico del resto, ho potuto notare oltre ad un grande amore per la lingua italiana, una altrettanto forte propensione all’ascolto dei testi, al contenuto. Tant’è che ogni viaggio è stato una sfida a dover dare il meglio di noi, cercando di meritarci tutto quell’affetto. Io: Cosa pensi del panorama musicale che ci circonda? Anche propriamente dei Castelli Romani se ti viene in mente qualcosa… R. Maltese: E’ da un po’ che manco dai Castelli, ma di recente ho avuto un avvicinamento dall’organizzazione di una rassegna a Lanuvio, e ho visto che c’è ancora un grosso movimento, che culmina con la festa della musica di Giugno… Io: Cosa pensi dei Talent Show come X-factor e Amici?
R. Maltese: Ben vengano, sono comunque uno spazio per la musica, anche se ad Amici obietto la scelta di voler contrapporre i ragazzi, creando competizione col pettegolezzo. In tutt’e due i format manca però uno spazio per l’originalità, si bada più alla ricerca del clone, ognuno canta come sosia di qualcun altro, bravissimo ma già esistente. I nostri poeti dove sono finiti? A livello compositivo, creativo, un nuovo Tenco, un nuovo De Andrè, un Endrigo, quando li riavremo se nessuno si impegna per cercarli? Io: Internet, il computer, la tecnologia hanno ucciso o salvato la musica? R. Maltese: Sicuramente salvata come possibilità di informare, per esempio noi Banco saremmo finiti, avendo scelto di non fare televisione, se non ci fosse stato internet. Lo stesso dal punto di vista pratico, la tecnologia attuale permette per esempio registrazioni accessibili a tutti in quanto a costi. Io: Cosa bolle in pentola? R. Maltese: Sto partendo con dei lavori con un’etichetta indipendente che è Terre Sommerse con la quale ho la possibilità di registrare miei tre progetti, un primo che è un duo chitarristico con Massimo Alviti, il secondo è una collaborazione col pianista Andrea Alberti nella quale mi cimento anche con la tromba, e dulcis in fundo un lavoro sempre di mie musiche originali che vorrei poter dire che potrebbe piacere a Luigi Tenco, sono delle composizioni jazz a lui ispirate, in chiave fine anni sessanta. Il progetto si chiama per l’appunto Ten & Co. e devo dire che ha già avuto un discreto successo dal vivo, dovremmo mantenere lo stesso sestetto anche per il disco, con i fratelli Jodice, Claudio Corvini, Max Ionata e Luca Pirozzi, con una partecipazione di Andrea Satta dei Tete de bois. Io: Chiudiamo questo primo appuntamento con un consiglio ai giovani musicisti… R. Maltese: Ai giovani vorrei dire di sentirsi “gruppo”, sapere che questa è una filosofia di vita, deve esserci il gusto di vivere insieme, creare insieme. Perché l’arte va condivisa e vissuta insieme.
CHI SIAMO OGGI La musica non è fatta solo da chi suona, ci sono tutta una serie di persone che gravitano intorno ai gruppi, che svolgono il lavoro sporco e non risultano da nessuna parte negli annali, come i fonici ad esempio o gli addetti alle luci, ed è proprio uno di questi tecnici che vi voglio presentare in questo primo appuntamento, una di queste persone del sottobosco, un mediano della musica, come amo chiamarli io. In questa rubrica per voi andrò ad intervistare Luca Balsamo, che mi permetto di definire il fonico per eccellenza dei castelli romani, in quanto ha lavorato in diversi locali live della zona (Spot Club, Angolo Divino, La cantinaccia, oltre ovviamente a diversi ed importanti lavori nella capitale e nelle più disparate, ma anche prestigiose piazze) ed ha curato suoni e volumi praticamente per tutti i musicisti della zona. Chi meglio di lui potrà avviarci a questo viaggio? Vanta la fonia di quasi mille esibizioni negli ultimi sei anni, e si è prestato con cortesia, concedendoci il suo tempo e la sua casa (nonché un caffé) per raccontarci le sue esperienze. Io: Luca, così giovane (35 anni ndr) e già con tanta esperienza, ma da quant’è che vivi nell’ambito musicale? Luca: Relativamente poco, dal ‘97. In quell’anno ho iniziato a suonare il basso. Io: Quali sono i big che ti hanno ispirato, che hanno fatto promettere a te stesso “io vivrò di musica”? Luca: I cantautori italiani mi hanno illuminato, quindi il mio primo interesse è stato per i testi, poi è venuta la musica, la prima canzone da spiaggia con la chitarra per capirci, e da lì mi sono sempre più avvicinato al mondo dei suoni e della fonia. La prima canzone che ho ascoltato criticamente è stata Quattro cani per strada di Francesco De Gregori, da quella ho capito che quel suono che io percepivo era dato da un insieme di più strumenti, ho scoperto l’esistenza del basso, delle percussioni… Ho capito che quello era per me l’aspetto più importante della musica e ne ho costruito pian piano una professione che ora esercito stabilmente da sette anni. Io: I personaggi più illustri con i quali hai collaborato? Luca: Ho avuto la fortuna di poter collaborare con diversi jazzisti di fama internazionale (George Garzone, Billy Hart…) grazie al mio rapporto con Marco Omicini, che è un pianista jazz, nonché direttore d’orchestra che è stato nei primi anni ottanta molto quotato dall’altra sponda dell’Atlantico ed è rimasto in contatto con molti musicisti dell’elite americana, e di tanto in tanto organizza eventi e serate minori a Roma invitandomi come fonico. Per fare un nome italiano più noto posso dirti Rodolfo Maltese, che ho avuto la fortuna di mixare una decina di volte in diverse occasioni e con diverse formazioni, ed a questa lista aggiungo anche tutti i più importanti musicisti della zona che per molti versi non sono da considerare minori visto che ormai collaborano con artisti di fama quantomeno nazionale, come il nostro amico comune Adriano Viterbini (Raf) o Alessandro Valle (De Gregori) o Alessandro Corsi (Balletto di Bronzo) e tanti tanti altri… Io: Ecco, proprio di loro volevo farti parlare. Cosa pensi dell’ambiente musicale dei Castelli Romani? Luca: Collaborando con diversi Club della zona ho avuto modo di conoscerlo a fondo, e ti dico che è quanto mai florido. Una non recentissima ricerca del Messaggero contava sul nostro territorio oltre mille Band di cantina, che significa almeno quattromila musicisti. Questo già spiega l’entità del fenomeno. Io: Facci dei nomi. Chi hai conosciuto “piccolo” e ti sei poi ritrovato tra i big? Luca: Oltre quelli che ho già nominato posso aggiungerti Maurizio Mariani partito da Albano con gli Aleph, che ha fatto poi turni importanti come Luca Barbarossa, Patty Bravo, Alberto Lombardi… Io: Vedo che hai un’ottima strumentazione da home recording, stai collaborando con qualcuno? Producendo dei dischi? Luca: Sì, sto studiando alcuni manuali di fonia e ne faccio perciò applicazioni pratiche grazie a questo Project Studio, per dargli il suo nome tecnico. Per definizione questo non è uno studio vero e proprio dal quale può uscire un prodotto finito di elevata qualità, ma una strumentazione atta a fermare delle idee con una buona qualità, quindi che può poi servire per una promozione del prodotto stesso, per una seconda lavorazione in uno studio di registrazione vero e proprio. Ha il vantaggio di essere un luogo informale, dove si ha il tempo di un caffè ed una sigaretta, non si è rincorsi da costi orari molto elevati e questo dà sicuramente un’anima più calda al prodotto finale proprio per la maggiore libertà dei musicisti. Dà modo a tutti di farsi ascoltare, con un investimento non proibitivo che credo sia importantissimo. Per quanto riguarda le collaborazioni, da queste mura è uscito l’ultimo lavoro discografico di Simone Presciutti (Perdo foglie) per esempio, uscirà il primo lavoro di Paolo Valentino a breve… Io: Quindi le auto-produzioni, anche se di qualità non elevatissima, sono comunque la linfa vitale di questo movimento musicale secondo te… Luca: Certo, addirittura anche i grandi di tanto in tanto si danno alle produzioni minori, nei progetti solisti per esempio, Radiohead, Nine inch nails, addirittura Moby con i suoi milioni di dischi venduti ha lavorato “in casa”, ovviamente ci sono grosse differenza tra le loro case e questa… Io: Ti ringrazio per la simpatia e l’ospitalità e soprattutto per le notizie che c’hai dato!
FARSI DA SOLI (OVVERO LA GRANDE POSSIBILITA’) In questa stessa sede voglio presentarvi quanti dei nostri musicisti hanno deciso, dopo ripetute batoste ricevute da case discografiche e produttori o più semplicemente per scelta personale, di continuare a fare della musica il loro scopo di vita, ed hanno deciso di autoprodurre il loro lavoro, investendo sulle loro capacità o utopie. Sarà la storia a dirci chi ha avuto ragione. La scelta dell’autoproduzione o della discografia minore è una prerogativa spesso comune dei cantautori dei quali, modestamente parlando, il nostro panorama pullula. Da Stefano Pavan a Simone Presciutti, da Alfredo Serafini a Valentina Lupi, tutti, chi più folk, chi più pop, ci hanno regalato splendidi live in varie occasioni, una su tutte la Festa della musica di Lanuvio, un appuntamento immancabile per chi vuole rendersi conto delle realtà che ci circondano. Non da meno sono i nostri gruppi musicali. Lì ci si può sbizzarrire in quanto a generi musicali, commistioni e contaminazioni spesso capaci di farci capire che tutto il mondo è paese, che non abbiamo niente da invidiare a nessuno in merito. Alcuni nomi? I Capolinea vi dice niente? I Licaoni? Cappello a Cilindro vi ricorda qualcosa? Tremendicanti, La Vague, Mad Cryon… Mi scuso con tutti quelli che non nomino, per motivi di spazio, memoria o ignoranza, perché siamo tanti e non posso conoscervi tutti. Contattatemi all’e-mail……………………., mettetemi al corrente dei vostri lavori e progetti, non mancherà una parola per voi su questo spazio! Chiudo con un consiglio, regaliamo una possibilità a chi vuole crederci. Il prezzo dei cd autoprodotti è normalmente molto più basso di quelli dei big che acquistiamo di solito, e comprarne uno ci fa accedere ad un sapere che potrebbe giovarci, o quantomeno ci regala una pagina di un mondo nuovo. Perciò, di tanto in tanto, tra i Vasco, i Liga, gli U2 eccetera, acquistiamo qualcuna di queste registrazioni. Rischiamo, sì, ma del resto anche le arance della salute possono non essere buone, è questo che conta? E’ il gesto che deve farci onore. Spendiamo un po’ per regalare tanto! | | | | | | | Indietro |
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