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 Marco Cagossi - Blog  2008  2007  2006  2005
INTERNAZIONALE A FERRARA
un week end con i giornalisti da tutto il mondo
Marco Cagossi
  14 ottobre 2007
INTERNAZIONALE A FERRARA
5-6-7-OTTOBRE 2007- un weekend con i giornalisti da tutto il mondo


Ferrara 2007Devo uno speciale ringraziamento a Internazionale, il settimanale che ogni venerdì ci mette a disposizione notizie, cultura e articoli dai giornali di tutto il mondo.
Non tanto o non solo per il pregevole lavoro che svolge nel proporre in modo così incisivo le notizie dal mondo, con il contributo di scrittori e intellettuali straordinari, ma anche per la capacità di offrire così spesso iniziative e proposte, sia in forma editoriale che in forma di iniziative di incontro concreto.

L’ultima, di ragguardevole spessore, è rappresentata dalle tre giornate di incontri a Ferrara con giornalisti e intellettuali di tutto il mondo.

Ricca di incontri su temi di grandissima attualità, l'iniziativa ha visto una partecipazione straordinaria di persone di ogni età, provenienti da tutta Italia, animate dalla voglia di capire, di ascoltare, di verificare le proprie idee, forse di costruire un modo di vedere diverso e alternativo a quello più omologato del nostro giornalismo nostrano.

un week end straordinario con i giornalisti e scrittori da tutto il mondo
L’iniziativa si è sviluppata in tre giorni con decine di incontri, conferenze, proiezioni, esposizioni, analisi su tematiche che spaziavano in differenti e specifiche realtà, dall’America Latina alla Cina, dalla Palestina all’ex impero sovietico, su un percorso a tematiche trasversali quali “Censura e informazione nell’era digitale” e la relazione tra Narrativa e Giornalismo.
Soprattutto quest’ultimo tema è stato il motivo ricorrente, anche per la partecipazione significativa non solo di giornalisti, ma anche di studiosi, ricercatori e scrittori.

Letteratura, un mondo di storie: narrativa e giornalismo
Questa iniziativa, diretta e coordinata da Goffredo Fofi, direttore della rivista “Lo straniero” (www.lostraniero.net) ha visto la partecipazione della scrittrice marocchina Laila Lalami, di Elif Shafak, scrittrice turca, di Efrai Medina Reyes scrittore colombiano e della scrittrice indiana Arundhati Roy, nota nel mondo soprattutto per il suo “Il Dio delle piccole cose”.

Il tema del dibattito, il rapporto tra narrativa e giornalismo ha offerto l’opportunità per diversi approfondimenti, quali la difficoltà di molti giornalisti di misurarsi con il potere, soprattutto quando la verità giornalistica si discosta dalla verità che il potere vorrebbe accreditare.
In questa situazione allo scrittore è a volte consentito ciò che non è al giornalista, che si misura con fatti contingenti, concreti e reali mentre lo scrittore può misurarsi con la realtà della sua creazione narrativa che certo può trovare riscontro nella realtà, ma che più difficilmente interviene nei fatti contingenti con la tempestività dell’intervento giornalistico.

Arundhati Roy impersona una modalità “militante” di scrittrice, e anche a Ferrara il suo intervento ha evidenziato il lato più impegnato dello scrivere.
Il suo lavoro si caratterizza non solo per successi letterari mondiali come “Il Dio delle Piccole cose” dove affronta il tema delle caste, ancora molto attuale - e non solo in India - ma anche per il suo instancabile attivismo a favore dei più umili, poveri e indifesi.

Marco Cagossi con Arundhati Roy a FerraraIncontrare Arundhati Roy è fonte di una fortissima impressione.
Fisicamente minuta, con questa sua espressione ricca di grazia, di rispetto ma soprattutto di modestia, e allo stesso tempo così ferma e risoluta nell’argomentare, così incurante del potere, così audace nelle sue battaglie.
I suoi interventi sono sempre incuranti del potere e non esita a contrapporsi direttamente ai potenti della terra, con determinazione straordinaria.
Ne sono un esempio gli scritti e i contributi raccolti in “Confronting Empire” ma anche gli scritti pubblicati in Italia da Guanda sotto il titolo “Guerra è pace” in cui emerge il suo antagonismo lucido e fiero verso la Globalizzazione e gli enormi danni che causa all’intera umanità.

A Ferrara è stata quasi assediata da una folla di giovani che volevano con lei scambiare una parola, avere la sua firma su un libro, conservare un ricordo di un incontro intenso e ricco.

Conservo l’emozione di questo incontro e desidero condividerla con il maggior numero di persone possibile, attraverso queste note e le immagini che documentano, anche se solo parzialmente, l’iniziativa.


Contributi di Arundhati Roy su Internazionale:
  • La strada per Harsud
  • Democrazia imperiale
  • Guida all'Impero
  • Affrontare l'impero
  • Guerra e potere
  • La vera guerra contro il terrore
  • La notte dell'India
  • I diritti negati
  • I nuovi colonizzatori
  •  
     
    Fermiamo il mercato della morte
    Marco Cagossi
     
    Reggio Emilia, 2 maggio 2007
    Control Arms è la campagna internazionale lanciata il 9 ottobre 2003 da Amnesty International, IANSA (International Action Network on Small Arms) e Oxfam per chiedere ai governi del mondo l’adozione di un Trattato internazionale sul commercio delle armi (ATT), destinato a impedire i trasferimenti di armi che alimentano conflitti, povertà e gravi violazioni dei diritti umani nel mondo.

    L'iniziativa denominata "Million Faces!" - di grande impatto emotivo - mostra "la faccia" delle persone che nel mondo hanno dato la loro adesione.
    Le adesioni sono piovute a centinaia di migliaia da ogni parte del mondo: circa 40.000 solo dall’Italia.
    Il significato simbolico dell'iniziativa è chiaro: chi vuole aderire deve "metterci la faccia", non quindi una adesione anonima o una semplice firma.
    Su www.controlarms.org è possibile visitare la Gallery delle persone che "ci hanno messo la faccia", dove è anche possibile interrogare il database per vedere chi ha aderito ( dopo aver selezionato il paese basta digitare il cognome della persona cercata, se ha aderito la sua faccia verrà mostrata ).
    All’iniziativa è ancora possibile aderire direttamente online, all’indirizzo www.controlarms.org ; ricordate in questo caso di preparare una foto digitale di piccole dimensioni che vi verrà richiesta.

    Come previsto dalla risoluzione adottata dal Primo Comitato dell’Assemblea generale dell’Onu e poi confermata dall’ Assemblea nel dicembre scorso, nel corso del 2007 il Segretario generale delle Nazioni Unite dovrà verificare il parere dei governi su “fattibilità, ambito di competenze e parametri” del futuro Trattato sul commercio di armi.
    Nel 2008 verrà formato un gruppo di esperti governativi che dovranno “porre le basi del futuro trattato e a riferirne nel corso dell’Assemblea generale dello stesso anno”.
    In occasione di questa scadenza dell’ONU, Control Arms rinnova l'impegno e lo sforzo con una nuova campagna di pressione sui singoli governi nazionali attraverso una “consultazione popolare volta a mobilitare l’opinione pubblica internazionale” sul tema del controllo del commercio delle armi.
    La maggior parte dei conflitti attualmente in essere trovano molto spesso causa ed effetto in uno sconsiderata politica di produzione e commercio delle armi che alimenta i conflitti, particolarmente nelle aree più povere e degradate del pianeta.
    Mentre per le armi nucleari e strategiche esistono trattati internazionali che ne regolamentano diffusione e commercio, per le armi convenzionali non esiste nulla di simile e i produttori sono liberi di commercializzare il loro prodotti di morte senza particolari restrizioni.

    Al di là delle dichiarazioni di intenti dei politici (un preciso impegno del governo Prodi è riportato nel programma elettorale), l’Italia si è contraddistinta in modo molto speciale nel commercio della morte: superano infatti i due miliardi di euro le autorizzazioni all'esportazioni di armamenti concesse nel 2006 con una crescita del 61% rispetto all'anno precedente e ammontano a quasi un miliardo di euro le consegne effettuate sempre nel 2006
    (fonte Unimondo http://unimondo.oneworld.net) .
    Per questo crediamo sia doveroso aderire alla campagna promossa da Control Arms, un impegno civile che non ci costa nulla e che può contribuire a salvare tante vite.
    Per aderire visitare www.controlarms.it/dilatua.php




     
     
    Nella città del pane e dei postini
    Marco Cagossi
     
    Nella città del pane e dei postini Reggio Emilia, 15 aprile 2007
    Non so se il multicolore cappellino uzbeko che un giorno Giorgio vide a casa mia ebbe o meno una influenza sul suo destino.
    Lo avevo acquistato a Mosca dove avevo vissuto dalla metà del 1970 fino al maggio del 1971 per motivi di studio.
    Quel piccolo copricapo – che ancora conservo - fu spunto per una conversazione: mi chiese della gente e della vita a Mosca e nelle Repubbliche sovietiche. Mentre conoscevo bene Mosca, non sapevo nulla o quasi dell’Uzbekistan.
    Quei luoghi allora erano distanti, molto più distanti di quanto non siano oggi nella nostra percezione località anche più remote.
    Non immaginavo che un giorno Giorgio sarebbe andato a vivere in Uzbekistan, che avrebbe insegnato all’Università di Taskent e che là avrebbe incontrato la donna della sua vita, la sua Ljuda. Né lui certo lo supponeva.
    L’anno scorso la notizia della sua morte mi è arrivata inattesa, da un amico comune.
    Mi ha lasciato un senso di mancanza, di sfinimento.
    Devo ancora elaborare questo lutto e continuo a pensarlo come era, quando io l’ho conosciuto.
    Era più giovane di me di quattro anni.
    Assieme abbiamo condiviso l’esperienza di lavoro nell’Agenzia dell’Editore Einaudi a Reggio Emilia, negli ultimi anni settanta inizio ottanta.
    Fu un periodo magico, di molte letture, di incontri, frequentazioni, emozioni e tante infinite conversazioni.
    In agenzia ci trovavamo spesso con i molti amici comuni che la frequentavano, li ci sentivamo ed eravamo a casa e certo era una sensazione completamente condivisa, come lui stesso scrive “..mi piaceva passare i pomeriggi nell'agenzia .. spesso venivano gli amici a trovarmi e lì mi sentivo a casa..”

    Tanti ragazzi, giovani universitari, ma anche gran parte dell’intellettualità reggiana vedeva la nostra piccola agenzia come un punto di riferimento e di incontro, importante per la nostra piccola città.
    Di tanto in tanto andavo a casa sua.
    Mi piaceva il suo “studio” nella casa a Porta San Pietro, la sua “camera rossa” colma zeppa di libri e della voglia di leggerli, traboccante di emozioni. In essa Giorgio si ritirava come in un nido, in essa abbiamo passato alcuni bei momenti, abbiamo parlato lungamente sui massimi sistemi e sulle piccole cose.
    In quegli anni passavo con Giorgio molte ore, ogni giorno, tutti i giorni.
    Era un ragazzo colto e generoso, di mente aperta, con una vena di malinconia che attraversava sempre ogni sua espressione, ogni sua parola.
    Giorgio era un amico discreto, delicato, come pochi.
    A lui sento di dovere molto: tante letture, tante suggestioni.
    Ho letto, solo ora, in questi giorni il suo “Nella città del pane e dei postini” pubblicato da Diabasis ed è stata una fortissima emozione.
    Nella presentazione l’editore lo definisce “esordio di uno scrittore di talento”.

    È una lettura deliziosa, una scoperta assoluta, una perla, un’opera unica e ancora più preziosa perché di un autore dei nostri giorni che non potrà produrne altre.
    Giorgio aveva tutte le caratteristiche dello scrittore, credo del grande scrittore.
    “Nella Città del pane e dei postini” si scopre Taskent da un punto di vista assolutamente originale, le persone, l’aria che si respira, le sensazioni in un dipinto eseguito con diversi materiali tra cui i colori sono solo un elemento tra i tanti.
    Il libro, a volte in forma di diario, dal forte contenuto autobiografico, è pretesto per meditazioni sul senso dell’amicizia, dell’amore, della vita, sulla paura del vivere e del morire che accompagna l’uomo e la sua esistenza.

    Per la prima volta, leggendo un libro, ho avuto l’impressione che l’autore mi stesse parlando.
    Riconoscevo le sue espressioni, i suoi modi di dire, il ritmo del suo pensiero.
    Una lunga chiacchierata tra vecchi amici in cui ci si racconta la vita, affiorano - tra tanti ricordi - amori reali e vagheggiati e alla fine il racconto di un amore vero e profondo.
    E poi il viaggio in Kirghisia, luoghi, profumi, sapori e .. tanta umanità.

    È una lettura che vorrei raccomandare a tutti coloro che amano la buona letteratura.
    Oggi di Giorgio Messori parliamo come dello “scrittore” e certo dobbiamo ricordarlo e rendergli omaggio per gli scritti che ci ha lasciato.
    Io vorrei però ricordarlo come il caro amico che non incontravo più da molti anni e che solo recentemente mi ha fatto visita parlandomi a lungo di come sia la vita “Nella città del pane e dei postini”, “un viaggio in terre lontane e sospese nel ‘ cielo più grande ’ così da sconfinare nella prossimità del cuore”.

    Giorgio Messori
    Nella città del pane e dei postini. Diabasis editore Marzo 2005
    ISBN 88 8103 232 5
    Premio nazionale di narrativa Bergamo 2006
    Premio Sandro Onofri 2005 per il Reportage narrativo
    Altri link che parlano di Giorgio Messori:
    Edizioni Diabasis ( www.diabasis.it )
    Intervista a Giorgio Messori (www.ilprimoamore.com)
    www.zibaldoni.it
     
     
    Da Vicenza una lezione di partecipazione e civiltà
    Marco Cagossi
     
    Vicenza 2007 Reggio Emilia 19 febbraio 2007
    Da Luigi Rossetto (www.rossettoluigi.it) artista di talento e di grande sensibilità, ricevo un commento a caldo da Vicenza, dopo la grande manifestazione popolare che ha visto molte decine di migliaia di persone testimoniare il loro dissenso verso una “decisione presa” sulla quale sembra non sia possibile nemmeno discutere.
    Il nostro presidente Romano Prodi crediamo dovrebbe prestare maggiore attenzione alla volontà popolare di partecipazione.
    Abbiamo sempre creduto che la Democrazia fosse prima di tutto “rispetto delle minoranze”.
    Ma quando si rischia di non tenere in considerazione larghi strati della popolazione o addirittura si dimentica il pensiero della maggioranza, allora forse è il caso di porsi qualche domanda in più, al di là delle ragioni di stato o degli impegni assunti da un precedente governo che, lo ricordiamo, contava su una diversa maggioranza.

    Il nostro paese si è più volte espresso chiaramente per una politica di pace, senza possibilità di mistificazioni o di giochi di parole.
    La città di Vicenza con la sua gente ha dimostrato di non condividere le scelte che vengono operate con “l’allargamento della base militare”, la nostra Costituzionale è chiara al proposito, i cittadini hanno espresso una opinione altrettanti precisa nell’ultima consultazione elettorale e il Governo ha assunto impegni – nel suo programma – che non lasciano spazio a diverse interpretazioni.
    Saprà il governo del paese cogliere l’indicazione che viene dalla gente ?
    Intanto diamo spazio all’intervento in diretta di Luigi Rossetto che alla manifestazione c’era e che di cuore ringraziamo.
    Fotografie ed emozioni direttamente dalla macchina fotografica di Luigi Rossetto
    Vicenza 17 febbraio 2007
    Sono arrivato con la corriera dalla valle del Chiampo a Vicenza , alle ore 09,30, la giornata era splendidamente bella.
    Sentivo nell'aria che tutto dovrebbe essere andato tutto tranquillo, era veramente una bella giornata di sole, arrivai al parco di Campo Marzio, cerano già molte persone, sdraiate con coperte al primo sole quasi primaverile.
    Si sentiva la musica, si vedevano già molti fotografi di giornali ed amatoriali, molte anche le televisioni, anche straniere.
    Passa velocemente il tempo, e sempre di più arrivano manifestanti da ogni parte d'Italia.
    Io che da otre quarant'anni scatto della foto per curiosità e soprattutto per passione, iniziai a fare i miei primi flash a questa manifestazione, dove poche ore prima le televisioni, i molti giornali, molti politici, cercavano di intimorire la gente dicendo" abbiamo allestito 5 ospedali da campo, abbiamo allertato tutti i medici ed i paramedici, ecc, prevedendo chissà quale disastro dovrebbe essere accaduto a Vicenza!" Come se la manifestazione l'avessero fatta i marziani".
    E il tempo passava sempre più veloce e più arrivavano giovani, vecchi, donne e ragazze; dalla Basilicata (dicevano appena scesi: dalla Basilicata con furore), dalla Val Susa, dalla Toscana, dal trentino un gruppo di Emergency, molti centri sociali, molte mamme con i loro bambini festosi e allegri, molte famiglie complete di prole.
    Alle 14,00 parte la manifestazione da diversi punti della città: durante il percorso ho incontrato alcuni uomini politici presenti alla manifestazione contro la costruzione della base militare Dal Molin (USA), dove moltissimi cittadini anche in chiave trasversale sono contrari alla costruzione ed istallazione di apparecchiature militari ad una distanza dal cento cittadino (CITTA' DELL'UNESCO) di 3 km. dove và bene ricordarlo la giunta al governo di questa bella città (del Palladio) ha fatto segretamente un accordo con allora il governo Berlusconi e senza informare i cittadini e l'opinione pubblica di ciò che la città dovrebbe (accettare?) queste cose indegne di un paese civile dalle loro scelte sciagurate.
    Ho incontrato Mauro Tosi consigliere regionale a Venezia, Russo Spena, Migliore, Il direttore di Liberazione Sansonetti, poi Ferrando, Diliberto, e Rizzo, un sindacalista della Fiomm-CGIL Cremaschi, e il prete dei no-global Don Vitaliano dove abbiamo fatto una foto assieme.
    Rumoroso, non troppo, (a parte la musica con molti decibel) COLORATO, ALLEGRO, DETERMINATO, CIVILE è stato questo popolo per la PACE!
    Questo ci insegna che la determinazione e la ragione deve essere sempre accompagnata con musica e allegria e sopratutto fantasia, e non usare mai la violenza.
    Ho notato già da subito : La polizia si è tenuta all'esterno più possibile sorvegliando la manifestazione senza mai avvicinarsi ai manifestanti, e ho meditato: che bene che si sta che la polizia sia distante in maniera da non provocare con la sua presenza gruppi molto caldi. Da un' evento che alla vigilia lo dipingevano a tinte fosche, creando un clima da coprifuoco e guerra civile o peggio del G8 di Genova. Beh lo voglio proprio dire su questo web che gentilmente mi ospita e mi appassiona pubblicare una giornata da protagonista: "ho notato che moltissimi negozi, bar, tabacchini, e via discorrendo erano tutti allineati "CHIUSI", Salvo qualche piccola tabaccheria, qualche bar, e qualche rarissimo esercizio pubblico, dove sicuramente verranno bollati dalla giunta di centro destra come "sovversivi"... a nome mio gli voglio immensamente ringraziare per il loro coraggio e lo spirito di civiltà!
    Alla fine della manifestazione dinnanzi a migliaia di persone ho assistito lo spettacolo di Dario Fò e Franca Rame, poi io personalmente ho regalato una mia opera ad olio su tavoletta 30x40 del 2002 "I MATTI SONO SEMPRE FELICI".
    Questa per me è stata una giornata la quale mi sono divertito tantissimo, una giornata memorabile, una giornata la quale la storia la scritta il popolo per la pace.
    Luigi Rossetto
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