 |
|
|
|
|
 Abitare
 Alimentazione
 Animali
 Blog
 Controinformazione
 Cultura
 Informazione
 Internazionale
 Interventi & Contributi
 Lavoro e Aziende
 Moda e Bellezza
 Musica
 Natura
 Salute
 Scienza e Tecnologia
 Servizi
 Solidarietà
 Sport
 Viaggi e Turismo
 Vivi la tua città
|
|
|
|
|
|
|
|
Previsioni Meteo
|
|
prossime 24 ore
|
|
|
previsioni a cura di
Meteo Corriere.it
|
|  |
|
|
|
|
Vertice e contro vertice, ALCA e ALBA una sconfitta politica dell’Impero a Mar del Plata | | José Ernesto Schulman | Mar del Plata | | Il primo bilancio del terzo vertice dei Popoli è ampiamente positivo sia per la quantità che per la qualità delle voci che vi hanno preso parte: circa dodicimila partecipanti nei diversi Forum e laboratori che con il tema “un altro mondo è possibile” hanno arricchito i dibattiti di un sicuro contenuto anticapitalista e antimperialista.
Dopo le giornate vissute a Mar del Plata e l’eco che esse hanno avuto, risulta chiaro che si è trattato di una disfatta diplomatica degli Stati Uniti. Nel Vertice di Miami del 1994 gli USA annunciarono che nel gennaio 2005 sarebbe stato sottoscritto l’accordo ALCA e che si sarebbe concretizzato nel dicembre dello stesso anno. La resistenza delle popolazioni manifestata attraverso differenti azioni - tra queste la Consulta popolare tenuta a maggio – ha avuto ragione dell’Impero.
Le delegazioni di Cuba e della Repubblica Bolivariana del Venezuela hanno posto l’accento sulla prospettiva del Socialismo nel XXI secolo. Circa trecento delegati cubani (tra loro figure di grande importanza come il presidente dell’Assemblea Riccardo Alarcon, il titolare dell’Economia Osvaldo Martinez, il noto intellettuale Fernando Martínez Heredia) hanno conferito una impronta particolare all’incontro. Tra i delegati erano presenti anche i campioni olimpionici Teofilo Stevenson e Javier Sotomayor. Per parte sua la delegazione venezuelana ha portato non solo le proposte dell’ALCA ma anche quelle dell’ALBA ed è emerso chiaramente come l’esperienza cubano-venezuelana, al di là di ogni retorica, si presenti come un fatto concreto, un esempio possibile per la “Nostra America”.
Non meno importante l’evento di venerdì 4 novembre che, nonostante non fosse indetto dal Vertice, ne rappresenta tuttavia l’appendice e la degna conclusione. In esso il PCA assieme ad altre organizzazioni (Fede, Mpsl, MUI, MTL) ha colorato lo stadio di bandiere rosse e rosso-nere. La Delegata dell’Ecuador Blanca Chancoso ha dato lettura delle risoluzioni del Vertice in lingua quechua e solo successivamente in spagnolo. E non è certo passata inosservata la presenza di Evo Morales, Adolfo Pérez Esquivel e Diego Maradona che in modo categorico hanno proclamato il loro “respingiamo Bush”, assieme ad artisti come Amauri Pérez, Santiago Feliú, Daniel Viglietti y Silvio Rodríguez.
Ma il momento culminante è avvenuto quando Hugo Chavez, per tre ore, sotto una fine e insistente pioggia, ha delineato un possibile cammino verso ciò che ha definito “il socialismo del XXI secolo”. Chavez ha confermato di portare il messaggio del 3° Vertice dei Popoli al Summit dei Presidenti cui avrebbe partecipato poco dopo. Le parole di Chavez, hanno conferito al Vertice un particolare carattere antimperialista e anticapitalista, al di là delle intenzioni di chi lo aveva convocato. Il Vertice è stato anche occasione di dibattito e confronto di idee tra gli Argentini che vi hanno partecipato: tra chi è a favore e chi non partecipa alle tesi e alle idee della gestione Kirchner, in modo più o meno radicale.
Il Vertice ha portato avanti un chiaro sentimento sfavorevole verso chi si propone di mostrare il lato progressista di un governo che propone “la ricostruzione di un capitalismo nazionale”. Alcuni aspetti relativi alla costruzione dell’Alternativa globale così come altri aspetti organizzativi sono rimasti sospesi e dovranno certo essere valutati durante lo svolgersi del processo in atto. Il Vertice si inscrive così nel processo dei Forum sociali, collegato alle dinamiche che i diversi Movimenti sviluppano. Il livello di radicalità in questo vertice si è innalzato, come confermano le sue parole d’ordine: No all’ALCA, No al debito, No alla militarizzazione e No alla povertà. È mancato però un livello di organicità che consentisse di andare oltre, organizzando non solo un’agenda di dibattiti ma anche un piano d’azione che facilitasse la costruzione di una alternativa concreta per ogni paese, nel piano globale. Nel Vertice è restata in dubbio la creazione di una Centrale Unica che raggruppi i lavoratori della Nostra America, così come era emerso dall’incontro che ha avuto luogo in Paraguay. Se si è percepita perfettamente una volontà in questa direzione, è tuttavia chiaro che ancora non ci sono le condizioni perché questa volontà si concretizzi in un documento finale del vertice. In ogni caso è emersa l’importanza del discorso pronunciato da Chavez che è andato ben al di là del semplice attivismo sociale e politico. I mezzi di informazione non hanno potuto fare a meno di prestargli attenzione. Siamo stati capaci di generare una iniziativa politica importante e riconosciuta, al di là dei timori che una protesta sociale di questa grandezza avrebbe potuto significare. Il Vertice non è stato caratterizzato da incidenti, il che contrasta con l’apparato repressivo montato per i tumulti che gli sono succeduti. Molti si chiedono chi siano i veri responsabili degli incidenti prodotti quando, praticamente, era terminata ogni attività del Vertice. Una grande anticipazione Si può pensare al Vertice come ad uno specchio del movimento popolare, in cui appare una parte che anticipa elementi di un nuovo momento di democrazia di base, autonomia e confronto. In esso è tuttavia ancora presente il peso delle correnti possibiliste, le stesse che nei primi vertici impedirono a Chavez di parlare e negarono di ricevere Fidel Castro. Con la complicità dei piani neoliberisti, la costituzione del Foro Sindacale ha introdotto la parte più corrotta della dirigenza istituzionale. L’incontro può dunque essere letto come una fotografia di questi tempi: le sue contraddizioni e i suoi enigmi si spiegano per ciò che non c’era. Il fallimento della “terza via” del Brasile e il deterioramento della credibilità di un progetto che, come lo Zapatismo, non vuole competere per il potere. Zapatismo e PT, le due grandi costruzioni che hanno animato i precedenti vertici sociali della passata decade, non sono più qui presentati come esempi.
“Per coloro che non vedono il movimento popolare e la lotta di classe in America latina nel suo insieme, il Vertice è stato una scommessa azzardata. Essi non comprendono che lì si è espressa la nascente correlazione di forze esistenti nella Nostra America, il confronto tra la terza Via e un progetto rivoluzionario che ha luogo in ogni paese e che in Venezuela prende la forma della Rivoluzione Bolivariana”. Il Vertice, pur tra luci ed ombre, stimola e alimenta la crescita di un movimento popolare sempre più autonomo e politico: il discorso di Alarcon durante l’atto conclusivo e il messaggio di Chavez lo hanno bene dimostrato.
Opinioni di alcuni protagonisti Il titolare dell’AMP, Rogelio de Leopardi, è stato uno degli oratori del “Tribunale Antimperialista”, nel quale si sono dati appuntamento tra gli altri, Attilio Boron, i familiari dei “cinque eroi cubani”, il pastore José de Luca, i rappresentanti della Lega Argentina per i diritti dell’uomo e il Mopasol. De Leonardi ha sottolineato “l’opportunità di essere a contatto con tutta una generazione di giovani rivoluzionari argentini che ci ha fatto ricordare epoche passate”. “..Chi milita nel politico e nel sociale, assiste ad un momento qualitativamente superiore: questa volontà di contatto con l’insieme dei rivoluzionari argentini, ci fa presumere una soluzione ancor più positiva. Il discorso di Chavez, la presenza dei compatrioti cubani, venezuelani e del resto dell’America Latina confermano lo sforzo che si va facendo in questa parte del continente che, nonostante sia veramente in fiamme, ha un futuro promettente” Non meno entusiasta Juan José Sisca -,rappresentante di Apyme- ha affermato l’importanza del fatto che “si sia riusciti a differire la firma dell’ALCA: “.. siamo un settore molto colpito già dalla metà degli anni settanta, e questo governo non applica alcuna politica attiva per re-industrializzare il paese , né ha cambiato le leggi finanziarie e impositive”
Sisca ha indicato quanto la risposta popolare sia stata significativa di fronte all’intento di imporre l’ALCA nel “Summit dei presidenti”, dopo aver ricordato che gli Stati Uniti seguiranno nella medesima direzione verso la promozione dei TLC, ha sostenuto che il carattere del messaggio di Chavez è stato di speranza “e ora resta ai latinoamericani la lotta per il Mecosur, l?alba, il patto Andino, e fare un mercato comune latinoamericano per poterci sviluppare come paese, e nel nostro caso come Pymes”. “in questo senso va l’Alba – assicurò- gli accordi del Venezuela con Cuba sono un chiaro esempio che Chavez non fa solo discorsi, ma anche fatti e si erge come uno scoglio per gli Stati Uniti, con l’appoggio di Fidel Castro, nella speranza che i governi latinoamericani non lo tradiscano.
Dopo la sconfitta subita nell’ imporre l’ALCA, l’Impero si affretta ora a proporre la firma del TLC, come è emerso in un incontro convocato da Attac. Durante l’incontro Elena Raimondi ha indicato che “si stanno firmando accordi che sono uguali o peggiori dell’ALCA, come quelli sottoscritti con l’UE”. È un tema difficile da proporre all’opinione pubblica poiché la maggioranza delle persone lo sente come qualcosa che non influenza la sua vita quotidiana, mentre in realtà ci condiziona assolutamente sia sul lato economico che politico e sociale. Lo spirito unitario espresso nella consulta popolare per il NO all’Alca e alla militarizzazione che ebbe luogo nella Tribuna antimperialista ha prevalso nelle diverse manifestazioni del vertice, nonostante che come sostenne la rappresentante di Attac “ancora non esiste una alternativa politica che possa plasmarlo. È chiaro che la resistenza ancora non ha trovato qualcosa che possa terminare di formare in forma di progetto politico questa proposta e Chavez lo hanno ben riassunto”. Per Edgardo Form il 3^ vertice ha dimostrato che è possibile stabilire una integrazione economica tra i popoli senza necessariamente avere subordinazione, sottomissione o debito permanente. “Questo è lo spirito dell’Alba, una integrazione simmetrica ed equa, che approfitti delle capacità e delle potenzialità cha ha ciascuno dei nostri popoli”. “.. nel vertice si sono espresse le aspettative non solo attraverso l’apporto di esperienze , idee e contributi teorici sviluppati in diversi laboratori, ma anche per l’avanzamento e la articolazione degli sforzi per potenziare la resistenza contro il modello neoliberale, che gradualmente vanno maturando nella coscienza e nella volontà dei popoli, che è possibile percorrere cammini alternativi che possono dare risposte soddisfacenti alle necessità di milioni di persone nel nostro continente e nel resto del mondo”.
Il testo originale in Spagnolo
| | Indietro | | |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|  |